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L’arbitro non può successivamente difendere la parte in quello stesso giudizio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 73

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L’arbitro non può successivamente difendere la parte in quello stesso giudizio - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 73

La funzione di arbitro, ancorché designato dalla parte, è improntata a principi di terzietà ed imparzialità, sicché non può essere consentito all’avvocato, che abbia in precedenza assunto la veste di arbitro, accettare la difesa di una delle parti, se non in violazione dei principi di trasparenza, imparzialità, indipendenza e terzietà che sono a presidio della funzione defensionale, che trovano presidio nell’art. 37 del c.d. (Nel caso di specie, l’avvocato impugnava il suo stesso lodo nell’interesse della parte che lo aveva nominato arbitro. In applicazione del principio di cui in massima, al professionista è stata inflitta la sanzione disciplinare della censura).

Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 7 maggio 2013, n. 73

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