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Decreto Bersani

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 astensione dalle udienze civili, penali amministrative e tributarie per la giornata del 12 ottobre 2006 - Mozione politica

Il XXVIII Congresso Nazionale Forense, riunito in Roma nei giorni 21-24 settembre 2006, con riferimento ai contenuti del cd. Decreto Bersani - astensione dalle udienze civili, penali amministrative e tributarie per la giornata del 12 ottobre 2006 - Mozione politica

MOZIONE POLITICA

Il XXVIII Congresso Nazionale Forense, riunito in Roma nei giorni 21-24 settembre 2006, con riferimento ai contenuti del cd. Decreto Bersani

esprime

giudizio di contrarietà al metodo ed al merito della legge n.248/06.

Ciò, non solo per la parte più direttamente rivolta alla professione forense – abolizione dei divieti di pubblicità, del patto di quota lite e della obbligatorietà del sistema tariffario –, ma anche e soprattutto per l’incidenza che la nuova legge ha sulla giurisdizione e quindi sul concreto esercizio della domanda di giustizia che, secondo la previsione dell’articolo 24 Cost., si declina a mezzo della difesa tecnica e perciò con l’ineliminabile apporto degli avvocati.

Un’ incidenza tesa a limitare ed in qualche caso annullare, la capacità di risposta giurisdizionale, di cui sono indice tra l’altro:

-        la riduzione dei fondi statali destinati al comparto giustizia;

-        la eliminazione dell’anticipazione a mezzo di Poste Italiane Spa, dei costi di giustizia, tra cui gli emolumenti dei giudici di pace ed i compensi per i difensori d’ufficio e dei non abbienti e per i consulenti tecnici d’ufficio.

L’Avvocatura italiana denuncia che la prospettiva perseguita non è limitata ai ristretti ambiti della legge n.248/2006. Appare chiaro, infatti, che la filosofia dell’iniziativa è finalizzata a sferrare un forte ed inusitato attacco ad una intera parte del tessuto socioeconomico del nostro paese – le professioni e la piccola e media imprenditoria – in una malcelata e financo dichiarata volontà di favorire alcune parti sociali, e non certamente le più deboli, a danno di altre.

 

Il tutto con l’aggravante di avere contrabbandato un’asserita liberalizzazione e tutela delle classi sociali più deboli per introdurre invece politiche di affidamento dei servizi professionali a ben individuati oligopoli, con il risultato finale di un aumento dei loro costi e di controllo dirigistico, in danno della indipendenza ed autonomia dei soggetti sociali professionali ed imprenditoriali.

 

È questa la ragione per cui gli avvocati non si sentono e non sono soli in questa battaglia per il presidio delle libertà concrete, in cui si esplica la vita di chi non vuole essere un mero mercante delle proprie conoscenze.

 

Ma questa è anche la ragione per cui gli avvocati, da un decennio, chiedono con forza una riforma dell’ordinamento professionale che renda compatibile l’irrinunciabile funzione di una mediazione sociale, dentro e fuori la giurisdizione, con i mutati assetti e le nuove tutele della società contemporanea.

 

Non va sottaciuto che qualsiasi intervento riformatore che non incida concretamente ed in modo efficace sulla soluzione dei problemi che affliggono la giustizia, suona oggi come una tragica farsa.

 

Se questo è lo stato dell’arte, se si continua cioè a ritenere che per la Giustizia le risorse economiche dello Stato devono essere e restare limitate; se ancora non si conosce quanta parte del contributo unificato di iscrizione a ruolo va alla giustizia e quanta parte, invece, alla fiscalità generale dello Stato; se si continua ad ingannare l’opinione pubblica attribuendo all’Avvocatura inesistenti responsabilità nella crisi ormai cronica della giustizia; se nessuna seria iniziativa si intravede nella direzione di una drastica ed urgente inversione di rotta; se tutto questo è vero, l’Avvocatura italiana ha validissime ragioni per protestare e gridare la proprie indignazione.

 

L’Avvocatura già volontariamente prestatasi nei ruoli della magistratura onoraria, in sostituzione e surrogazione nell’esercizio della giurisdizione, e che si è adoperata e si adopera nella gestione delle difese d’ufficio e nel patrocinio dei non abbienti, è stanca di essere pregiudizialmente additata come categoria che, vessando “il cittadino consumatore”, evade le tasse.

 

In sintesi, gli Avvocati italiani sono soprattutto stanchi di essere oggetto di indecenti ed abusate accuse.

 

Vi sono pertanto tutti i motivi per proseguire l’agitazione e la mobilitazione in atto.

 

L’Avvocatura, le Professioni, attendono chiari ed inequivoci segnali dal Governo e dal Parlamento che manifestino la volontà di avviare finalmente il necessario confronto sui contenuti dei progetti di riforma degli ordinamenti professionali.

 

Pertanto, il XXVIII Congresso Nazionale Forense

 

DELIBERA

 

a)             di confermare lo stato di mobilitazione dell’Avvocatura;

b)             di proclamare l’astensione dalle udienze civili, penali amministrative e tributarie per la giornata del 12 ottobre 2006, anche al fine di favorire la più ampia partecipazione degli avvocati italiani alla manifestazione interprofessionale fissata per quella data in Roma;

c)              dà altresì fin d’ora mandato all’OUA di proclamare l’astensione dalle udienze penali, civili, amministrative e tributarie per le settimane dal 13 al 18 novembre 2006 e dall’11 al 16 dicembre 2006, delegandone fin d’ora gli organi dirigenti a valutare l’opportunità di sospendere l’astensione nel caso di adeguato accoglimento delle istanze di cui al presente documento;

d)             di svolgere per una giornata,alla fine di ognuna delle sopradette settimane, nei mesi di novembre e dicembre, attività di assistenza legale gratuita a favore dei cittadini;

e)             di convocare tutte le componenti dell’Avvocatura in Roma per il giorno 16 dicembre 2006, mettendo all’ordine del giorno la verifica dell’attività governativa e parlamentare in atto;

f)               di predisporre assistenza e patrocinio gratuiti a favore dei colleghi che vantino credito erariale per i compensi maturati per la difesa ai non abbienti;

g)             di avviare ulteriori iniziative di contrasto, secondo modalità e termini demandati alle deliberazioni degli ordini territoriali, quali, tra le altre,

-        l’invito alla cancellazione, degli avvocati iscritti, dai registri dei difensori d’ufficio e dei difensori abilitati al patrocinio dei non abbienti;

-        la richiesta dell’osservanza rigorosa delle norme processuali, tra cui la verbalizzazione delle udienze a cura dei cancellieri.

 

CHIEDE

 

Al Governo ed al Parlamento di provvedere alla sospensione dell’efficacia delle norme contestate, in attesa e per il tempo strettamente necessario alla concertazione ed emanazione della legge di riforma degli ordinamenti professionali e di quello forense in particolare.

 RINNOVA ALTRESI’ L’INVITO

al Governo ed al Parlamento di voler provvedere, come già proposto dall’Avvocatura a partire dalla Conferenza di Pisa del 1998, in sede di approvazione della legge finanziaria, misure fiscali più coraggiose e realmente efficaci, quali la detrazione degli importi delle parcelle dei professionisti, unitamente, con particolare riferimento a quelle degli avvocati,  ad un’adeguata riduzione dell’aliquota IVA, in considerazione della rilevanza costituzionale del diritto alla difesa;

INVITA INFINE

i Presidenti delle Commissioni Giustizia della Camera e del Senato a fissare l’immediata l’audizione dei rappresentanti dell’Avvocatura per discutere i progetti di riforma delle professioni, con formale impegno alla loro trattazione entro il 31.12.2006, eventualmente con la concessione della sede deliberante.

Roma, 23 settembre 2006

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