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Art.53.(Sanzioni)

LEGGE 31 dicembre 2012, n. 247 Nuova disciplina dell'ordinamento della professione forense. (GU n.15 del 18-1-2013) Entrata in vigore dal: 02/02/2013

Art. 53.(Sanzioni)

1. L'avvertimento può essere deliberato quando il fatto contestato non è grave e vi è motivo di ritenere che l'incolpato non commetta altre infrazioni. L'avvertimento consiste nell'informare l'incolpato che la sua condotta non è stata conforme alle norme deontologiche e di legge, con invito ad astenersi dal compiere altre infrazioni.

2. La censura consiste nel biasimo formale e si applica quando la gravità dell'infrazione, il grado di responsabilità, i precedenti dell'incolpato e il suo comportamento successivo al fatto inducono a ritenere che egli non incorrerà in un'altra infrazione.

3. La sospensione consiste nell'esclusione temporanea dall'esercizio della professione o dal praticantato e si applica per infrazioni consistenti in comportamenti e in responsabilità gravi o quando non sussistono le condizioni per irrogare la sola sanzione della censura.

4. La radiazione consiste nell'esclusione definitiva dall'albo, elenco o registro e impedisce l'iscrizione a qualsiasi altro albo, elenco o registro, fatto salvo quanto stabilito nell'articolo 62. La radiazione è inflitta per violazioni molto gravi che rendono incompatibile la permanenza dell'incolpato nell'albo.

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I criteri per la determinazione in concreto della sanzione disciplinare: aggravanti e attenuanti La determinazione della sanzione disciplinare non è frutto di un mero calcolo matematico, ma è conseguenza della complessiva valutazione dei fatti, della gravità dei comportamenti contestati, violativi dei doveri di probità, dignità e decoro sia nell’espletamento dell’attività professionale che nella dimensione privata. A tal fine, può aversi riguardo, per un suo eventuale inasprimento, alla gravità della condotta ed a precedenti condanne...
Sanzione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 208Sanzione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 208
I criteri per la determinazione in concreto della sanzione disciplinare: aggravanti e attenuanti La determinazione della sanzione disciplinare non è frutto di un mero calcolo matematico, ma è conseguenza della complessiva valutazione dei fatti, della gravità dei comportamenti contestati, violativi dei doveri di probità, dignità e decoro sia nell’espletamento dell’attività professionale che nella dimensione privata. A tal fine, può aversi riguardo, per un suo eventuale inasprimento, alla gravità della condotta ed a precedenti condanne...
Favor rei: la valutazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 213Favor rei: la valutazione - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 213
Favor rei: la valutazione (in concreto) non deve limitarsi alla sola sanzione edittale Le norme del nuovo Codice deontologico forense si applicano anche ai procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore, se più favorevoli per l’incolpato (art. 65, co. 5, L. n. 247/2012), ma tale valutazione non può limitarsi alla sola sanzione edittale dovendo invero aversi altresì riguardo alle eventuali aggravanti ex artt. 53 L. n. 247/2012 e 22 ncdf. Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 18 dicembre 2017, n. 213  ...
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I criteri per la determinazione in concreto della sanzione disciplinare: aggravanti e attenuanti La determinazione della sanzione disciplinare non è frutto di un mero calcolo matematico, ma è conseguenza della complessiva valutazione dei fatti, della gravità dei comportamenti contestati, violativi dei doveri di probità, dignità e decoro sia nell’espletamento dell’attività professionale che nella dimensione privata. A tal fine, può aversi riguardo, per un suo eventuale inasprimento, alla gravità della condotta ed a precedenti condanne...
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Corrispondenza tra addebito contestato e pronuncia disciplinare: il divieto di decisioni a sorpresa La difformità tra contestato e pronunziato (nella specie, esclusa) si verifica nelle ipotesi di c.d. “decisione a sorpresa”, ovvero allorchè la sussistenza della violazione deontologica venga riconosciuta per fatto diverso da quello di cui alla contestazione e, dunque, la modificazione vada al di là della semplice diversa qualificazione giuridica di un medesimo fatto, ditalché la condotta oggetto della pronuncia non possa in alcun modo...
Addebito contestato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 203Addebito contestato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° dicembre 2017, n. 203
Corrispondenza tra addebito contestato e pronuncia disciplinare: il divieto di decisioni a sorpresa La difformità tra contestato e pronunziato (nella specie, esclusa) si verifica nelle ipotesi di c.d. “decisione a sorpresa”, ovvero allorchè la sussistenza della violazione deontologica venga riconosciuta per fatto diverso da quello di cui alla contestazione e, dunque, la modificazione vada al di là della semplice diversa qualificazione giuridica di un medesimo fatto, ditalché la condotta oggetto della pronuncia non possa in alcun modo...
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La nullità dell’addebito disciplinare per difetto di specificità La nullità dell’addebito disciplinare per difetto di specificità sussiste soltanto quando vi è assoluta incertezza sui fatti oggetto di contestazione, per effetto della quale l’incolpato non abbia potuto svolgere pienamente le sue difese; mentre non sussiste nullità quando la contestazione è tale per cui con la lettura dell’incolpazione l’interessato è in grado di affrontare in modo efficace le proprie difese, senza il rischio di essere condannato per fatti diversi da quelli...
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La contestazione dell’addebito disciplinare non deve necessariamente indicare le norme deontologiche violate La contestazione disciplinare nei confronti di un avvocato, che sia adeguatamente specifica quanto all’indicazione dei comportamenti addebitati, non richiede nè la precisazione delle fonti di prova da utilizzare nel procedimento disciplinare, nè la individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate, dato che la predeterminazione e la certezza dell’incolpazione può ricollegarsi a concetti diffusi e generalmente...
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La mancata indicazione dei criteri per la scelta e la quantificazione della sanzione irrogata La mancata indicazione, da parte del Consiglio territoriale, dei criteri per la scelta e la quantificazione della sanzione irrogata, non integra alcuna nullità della decisione, non sussistendo uno specifico obbligo motivazionale, ma esclusivamente un criterio di adeguatezza, in relazione all’offesa della dignità e del decoro della classe professionale che dal comportamento riconosciuto possono derivare. In ogni caso, anche laddove fosse previsto sul...
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La contestazione dell’addebito disciplinare non deve necessariamente indicare le norme deontologiche violate La contestazione disciplinare nei confronti di un avvocato, che sia adeguatamente specifica quanto all’indicazione dei comportamenti addebitati, non richiede nè la precisazione delle fonti di prova da utilizzare nel procedimento disciplinare, nè la individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate, dato che la predeterminazione e la certezza dell’incolpazione può ricollegarsi a concetti diffusi e generalmente...
Addebito contestato - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 27200 del 16 novembre 2017Addebito contestato - Corte di Cassazione, SS.UU, sentenza n. 27200 del 16 novembre 2017
Corrispondenza tra addebito contestato e pronuncia disciplinare: il divieto di decisioni a sorpresa La difformità tra contestato e pronunziato (nella specie, esclusa) si verifica nelle ipotesi di c.d. “decisione a sorpresa”, ovvero allorchè la sussistenza della violazione deontologica venga riconosciuta per fatto diverso da quello di cui alla contestazione e, dunque, la modificazione vada al di là della semplice diversa qualificazione giuridica di un medesimo fatto, ditalché la condotta oggetto della pronuncia non possa in alcun modo...
Procedimento disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 152Procedimento disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 152
La delibera di apertura del procedimento interrompe la prescrizione anche se non notificata Il termine di prescrizione dell’azione disciplinare si interrompe a seguito della notifica all’incolpato della delibera di apertura del procedimento disciplinare ovvero del compimento di altri atti propulsivi del procedimento, come la delibera di rinvio a giudizio dell’incolpato; tali atti devono ritenersi idonei a determinare l’effetto interruttivo della prescrizione, a prescindere dalla loro successiva notifica al professionista, essendo sufficiente...
Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 155Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 155
Le sole (e mere) dichiarazioni dell’esponente non bastano a ritenere provato l’addebito L’attività istruttoria espletata dal consiglio territoriale deve ritenersi correttamente motivata allorquando la valutazione disciplinare sia avvenuta non già solo esclusivamente sulla base delle dichiarazioni dell’esponente o di altro soggetto portatore di un interesse personale nella vicenda, ma altresì dall’analisi delle risultanze documentali acquisite agli atti, che rappresentano certamente il criterio logico-giuridico inequivocabilmente a favore...
Addebito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 157Addebito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 6 novembre 2017, n. 157
La contestazione dell’addebito disciplinare non deve necessariamente indicare le norme deontologiche violate La contestazione disciplinare nei confronti di un avvocato, che sia adeguatamente specifica quanto all’indicazione dei comportamenti addebitati, non richiede nè la precisazione delle fonti di prova da utilizzare nel procedimento disciplinare, nè la individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate, dato che la predeterminazione e la certezza dell’incolpazione può ricollegarsi a concetti diffusi e generalmente...
Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 139Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 139
Le sole (e mere) dichiarazioni dell’esponente non bastano a ritenere provato l’addebito L’attività istruttoria espletata dal Consiglio territoriale deve ritenersi correttamente motivata allorquando la valutazione disciplinare sia avvenuta non già solo ed esclusivamente sulla base delle dichiarazioni dell’esponente o di altro soggetto portatore di un interesse personale nella vicenda ancorchè sentiti a dibattimento come testi, ma altresì dall’analisi delle risultanze documentali acquisite agli atti del procedimento, che rappresentano...
Addebito contestato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 143Addebito contestato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 143
Corrispondenza tra addebito contestato e pronuncia disciplinare: il divieto di decisioni a sorpresa La difformità tra contestato e pronunziato (nella specie, esclusa) si verifica nelle ipotesi di c.d. “decisione a sorpresa”, ovvero allorchè la sussistenza della violazione deontologica venga riconosciuta per fatto diverso da quello di cui alla contestazione e, dunque, la modificazione vada al di là della semplice diversa qualificazione giuridica di un medesimo fatto, ditalché la condotta oggetto della pronuncia non possa in alcun modo...
Addebito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150Addebito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 150
La contestazione dell’addebito disciplinare non deve necessariamente indicare le norme deontologiche violate La contestazione disciplinare nei confronti di un avvocato, che sia adeguatamente specifica quanto all’indicazione dei comportamenti addebitati, non richiede nè la precisazione delle fonti di prova da utilizzare nel procedimento disciplinare, nè la individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate, dato che la predeterminazione e la certezza dell’incolpazione può ricollegarsi a concetti diffusi e generalmente...
Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 147Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 ottobre 2017, n. 147
Le sole (e mere) dichiarazioni dell’esponente non bastano a ritenere provato l’addebito L’attività istruttoria espletata dal consiglio territoriale deve ritenersi correttamente motivata allorquando la valutazione disciplinare sia avvenuta non già solo esclusivamente sulla base delle dichiarazioni dell’esponente o di altro soggetto portatore di un interesse personale nella vicenda, ma altresì dall’analisi delle risultanze documentali acquisite agli atti, che rappresentano certamente il criterio logico-giuridico inequivocabilmente a favore...
Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 118Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 settembre 2017, n. 118
Le sole (e mere) dichiarazioni dell’esponente non bastano a ritenere provato l’addebito L’attività istruttoria espletata dal Consiglio territoriale deve ritenersi correttamente motivata allorquando la valutazione disciplinare sia avvenuta non già solo ed esclusivamente sulla base delle dichiarazioni dell’esponente o di altro soggetto portatore di un interesse personale nella vicenda ancorchè sentiti a dibattimento come testi, ma altresì dall’analisi delle risultanze documentali acquisite agli atti del procedimento, che rappresentano...
Favor rei - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 luglio 2017, n. 87Favor rei - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 luglio 2017, n. 87
Favor rei: la valutazione (in concreto) non deve limitarsi alla sola sanzione edittale Le norme del nuovo Codice deontologico forense si applicano anche ai procedimenti in corso al momento della sua entrata in vigore, se più favorevoli per l’incolpato (art. 65, co. 5, L. n. 247/2012), ma tale valutazione non può limitarsi alla sola sanzione edittale dovendo invero aversi altresì riguardo alle eventuali aggravanti ex artt. 53 L. n. 247/2012 e 22 ncdf (Nel caso di specie, in applicazione del principio di cui in massima, la sanzione è stata...
Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 78Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 78
Le sole (e mere) dichiarazioni dell’esponente non bastano a ritenere provato l’addebito L’attività istruttoria espletata dal Consiglio territoriale deve ritenersi correttamente motivata allorquando la valutazione disciplinare sia avvenuta non già solo ed esclusivamente sulla base delle dichiarazioni dell’esponente o di altro soggetto portatore di un interesse personale nella vicenda ancorchè sentiti a dibattimento come testi, ma altresì dall’analisi delle risultanze documentali acquisite agli atti del procedimento, che rappresentano...
Contestazione dell’addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 81Contestazione dell’addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 3 luglio 2017, n. 81
La contestazione dell’addebito disciplinare non deve necessariamente indicare le norme deontologiche violate La contestazione disciplinare nei confronti di un avvocato, che sia adeguatamente specifica quanto all’indicazione dei comportamenti addebitati, non richiede nè la precisazione delle fonti di prova da utilizzare nel procedimento disciplinare, nè la individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate, dato che la predeterminazione e la certezza dell’incolpazione può ricollegarsi a concetti diffusi e generalmente...
Addebito contestato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 66Addebito contestato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 66
Corrispondenza tra addebito contestato e pronuncia disciplinare: il divieto di decisioni a sorpresa La difformità tra contestato e pronunziato si verifica nelle ipotesi di c.d. “decisione a sorpresa”, ovvero allorchè la sussistenza della violazione deontologica venga riconosciuta per fatto diverso da quello di cui alla contestazione e, dunque, la modificazione vada al di là della semplice diversa qualificazione giuridica di un medesimo fatto, ditalché la condotta oggetto della pronuncia non possa in alcun modo considerarsi rientrante nell’...
Sanzioni penali e deontologiche - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 74Sanzioni penali e deontologiche - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 1° giugno 2017, n. 74
Il cumulo tra sanzioni penali e deontologiche non contrasta con il principio del ne bis in idem La doppia affermazione di responsabilita`, in sede penale ed amministrativa per l’identico fatto, è conforme ai principi della convenzione CEDU e non vìola il divieto di bis in idem, stante la diversa natura ed i diversi fini del processo penale e del procedimento disciplinare, nel quale ultimo il bene tutelato e` l’immagine della categoria, quale risultato della reputazione dei suoi singoli appartenenti (Nel caso di specie, il ricorrente eccepiva...
Addebito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 44Addebito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 29 aprile 2017, n. 44
La contestazione dell’addebito disciplinare non deve necessariamente indicare le norme deontologiche violate La contestazione disciplinare nei confronti di un avvocato, che sia adeguatamente specifica quanto all’indicazione dei comportamenti addebitati, non richiede nè la precisazione delle fonti di prova da utilizzare nel procedimento disciplinare, nè la individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate, dato che la predeterminazione e la certezza dell’incolpazione può ricollegarsi a concetti diffusi e generalmente...
Sanzione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 13Sanzione disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 13
Sanzione disciplinare: il tentativo di conciliazione non è condizione di procedibilità Il procedimento disciplinare deve ritenersi validamente radicato anche se non sia stato previamente esperito un tentativo di conciliazione, in quanto nessuna norma dell’ordinamento professionale ne impone il previo svolgimento quale condizione di legittimità del successivo avvio della fase disciplinare (Nel caso di specie, l’incolpato aveva eccepito l’asserita nullità della decisione disciplinare perché non preceduta da un tentativo di bonaria composizione...
Avvertimento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 11Avvertimento - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 11
L’avvertimento non è una semplice misura correttiva sfornita di carattere sanzionatorio L’avvertimento costituisce una pena disciplinare e non una semplice misura correttiva sfornita di carattere sanzionatorio. Pertanto, la decisione che la irroga, come qualsiasi altra decisione disciplinare, deve essere notificata sia ai fini della comunicazione formale del provvedimento che per la decorrenza del termine di impugnazione. La lettera del Presidente, ex art. 40 R.D.L. n. 1578/1933 (applicabile “ratione temporis”) è, invece, una modalità dell’...
Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 13Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 9 marzo 2017, n. 13
Le sole (e mere) dichiarazioni dell’esponente non bastano a ritenere provato l’addebito L’attività istruttoria espletata dal Consiglio territoriale deve ritenersi correttamente motivata allorquando la valutazione disciplinare sia avvenuta non già solo ed esclusivamente sulla base delle dichiarazioni dell’esponente o di altro soggetto portatore di un interesse personale nella vicenda ancorchè sentiti a dibattimento come testi, ma altresì dall’analisi delle risultanze documentali acquisite agli atti del procedimento, che rappresentano...
Addebito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 406Addebito disciplinare - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 31 dicembre 2016, n. 406
La contestazione dell’addebito disciplinare non deve necessariamente indicare le norme deontologiche violate La contestazione disciplinare nei confronti di un avvocato, che sia adeguatamente specifica quanto all’indicazione dei comportamenti addebitati, non richiede nè la precisazione delle fonti di prova da utilizzare nel procedimento disciplinare, nè la individuazione delle precise norme deontologiche che si assumono violate, dato che la predeterminazione e la certezza dell’incolpazione può ricollegarsi a concetti diffusi e generalmente...
Sanzione irrogata - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2016, n. 375Sanzione irrogata - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2016, n. 375
La mancata indicazione dei criteri per la scelta e la quantificazione della sanzione irrogata La mancata indicazione, da parte del Consiglio territoriale, dei criteri per la scelta e la quantificazione della sanzione irrogata, non integra alcuna nullita` della decisione, non sussistendo uno specifico obbligo motivazionale, ma esclusivamente un criterio di adeguatezza, in relazione all’offesa della dignita` e del decoro della classe professionale che dal comportamento riconosciuto possono derivare. In ogni caso, anche laddove fosse previsto...
Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2016, n. 386Addebito - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 30 dicembre 2016, n. 386
Le sole (e mere) dichiarazioni dell’esponente non bastano a ritenere provato l’addebito L’attività istruttoria espletata dal Consiglio territoriale deve ritenersi correttamente motivata allorquando la valutazione disciplinare sia avvenuta non già solo ed esclusivamente sulla base delle dichiarazioni dell’esponente o di altro soggetto portatore di un interesse personale nella vicenda ancorchè sentiti a dibattimento come testi, ma altresì dall’analisi delle risultanze documentali acquisite agli atti del procedimento, che rappresentano...
jus superveniensjus superveniens
Lo jus superveniens non si applica alla prescrizione dell’azione disciplinare In materia di sanzioni disciplinari a carico degli avvocati, l’art. 65, comma 5, della legge 31 dicembre 2012, n.247, nel prevedere, con riferimento alla nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense, che le norme contenute nel nuovo codice deontologico si applicano anche ai procedimenti disciplinari in corso al momento della sua entrata in vigore, se più favorevoli all’incolpato, riguarda esclusivamente la successione nel tempo delle norme del...
illecito deontologico permanente o continuato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 novembre 2014, n. 153illecito deontologico permanente o continuato - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 novembre 2014, n. 153
prescrizione disciplinare - Il dies a quo della prescrizione disciplinare nel caso di illecito deontologico permanente o continuato Il dies a quo per la prescrizione dell’azione disciplinare va individuato nel momento della commissione del fatto solo se questo integra una violazione deontologica di carattere istantaneo che si consuma o si esaurisce al momento stesso in cui viene realizzata; ove invece la violazione risulti integrata da una condotta protrattasi e mantenuta nel tempo, la decorrenza del termine prescrizionale ha inizio dalla...
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La delibera di apertura del procedimento interrompe la prescrizione anche se non notificata Il termine di prescrizione dell’azione disciplinare si interrompe a seguito della notifica all’incolpato della delibera di apertura del procedimento disciplinare ovvero del compimento di altri atti propulsivi del procedimento, come la delibera di rinvio a giudizio dell’incolpato; tali atti devono ritenersi idonei a determinare l’effetto interruttivo della prescrizione, a prescindere dalla loro successiva notifica al professionista, essendo sufficiente...
addebito disciplinare con difetto di specificità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 novembre 2014, n. 154addebito disciplinare con difetto di specificità - Consiglio Nazionale Forense, sentenza del 10 novembre 2014, n. 154
La nullità dell’addebito disciplinare per difetto di specificità La nullità dell’addebito disciplinare per difetto di specificità sussiste soltanto quando vi è assoluta incertezza sui fatti oggetto di contestazione, per effetto della quale l’incolpato non abbia potuto svolgere pienamente le sue difese; mentre non sussiste nullità quando la contestazione è tale per cui con la lettura dell’incolpazione l’interessato è in grado di affrontare in modo efficace le proprie difese, senza il rischio di essere condannato per fatti diversi da quelli...

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